martedì 23 luglio 2013

ESPERIENZA DI TRATTAMENTO OSTEOPATICO IN ETÀ PEDIATRICA PER DISFUNZIONI CRANIO SACRALI: CASE SERIES




Ospedale Pediatrico Bambino Gesù presidio di Palidoro, Roma,
Dipartimento Chir. pediatrica, U.O Ortopedia,
Servizio di Fisiatria*



Introduzione

Da tre anni conduciamo un’esperienza di integrazione diagnostica e di trattamento delle turbe posturali in età 0-18 anni con diagnosi palpatoria osteopatica e tecniche manuali osteopatiche. L’osteopatia craniale, sin da quando è stata proposta, si è focalizzata sulla diagnosi e trattamento del trauma della nascita e delle asimmetrie craniali e conseguentemente è stata descritta una specifica terapia per le plagiocefalie non sinostotiche e per il torcicollo, condizione spesso associata1. L’obiettivo del lavoro è di mostrare come la diagnosi palpatoria osteopatica possa integrare la semeiotica tradizionale rendendo ragione delle alterazioni fisiognomiche e posturali riscontrabili nei neonati normali, con aumentata frequenza negli ultimi anni2,3 e che contribuiscono poi a delineare il complesso quadro dell’asimmetria posturale infantile (IPA)4; essendo il trattamento fisioterapico raccomandato come primo provvedimento nelle plagiocefalie non sinostotiche e torcicollo associato1,2 si vuole richiamare l’attenzione sul fatto che il trattamento osteopatico cranio sacrale potrebbe avere in questi casi un’indicazione elettiva.

Le esperienze condotte in cooperazione con la Divisione di ORL e il Servizio di Strabologia, per quanto limitate attualmente ad una serie di casi, sembrano suggerire che il trattamento osteopatico può essere considerato un potenziale supporto anche in affezioni diverse dalle turbe posturali (otite media recidivante, strabismo convergente per paresi retto esterno)5-10. In base all’esperienza descritta è stata redatta una cartella anamnestica e di obiettività clinica dedicata.

Materiali e metodi

Sono state riviste retrospettivamente le cartelle di neonati trattati dal 2005 al 2008 con osteopatia; il criterio di inclusione comprendeva neonati normali di età inferiore all’anno che presentavano torcicollo e/o asimmetria facciale e/o plagiocefalia non sinostotica; il criterio di esclusione implicava la compresenza di affezioni neurologiche,
genetiche o malformazioni osteoarticolari congenite.

Sono stati selezionati 20 bambini di età compresa fra 1 mese e 12 mesi alla prima osservazione (età media 6 mesi). I dati rivisti concernevano razza, sesso, storia della nascita, trauma perinatale, dati ostetrici (primipara, stuck baby, anomalia di presentazione, uso di ventosa, forcipe, spinte manuali), modalità di allattamento11 disturbi associati, (reflusso,vomito,lacrimazione), asimmetrie cranio facciali movimento della sincondrosi sfeno-occipitale,altre turbe posturali associate. I neonati con torcicollo sono stati sottoposti a esame ecogafico del m.SCM12,13 e Rx cranio e rachide cervicale per escludere sinostosi e malformazioni congenite. I neonati sono stati fotografati all’inizio e alla fine del trattamento2,3. I neonati sono stati sottoposti a trattamento osteopatico cranio sacrale e fasciale per un numero medio di sedute di 6 (da 4 a 10) nel primo anno. Venivano consensualmente impartiti consigli ai genitori per il posizionamento del bimbo a letto e durante il giorno.

Per ogni neonato trattato con osteopatia abbiamo esaminato 3 bambini di età compresa fra 3 e 8 anni, che si rivolgevano al nostro Servizio per disturbi posturali del rachide e degli arti inferiori, ma presentavano anche le stesse alterazioni fisiognomiche,seppure di entità più lieve,dei neonati trattati. Anche su questi bambini, che presentavano torcicollo e asimmetrie cranio facciali veniva condotta la medesima indagine anamnestica che per i neonati ricercando l’esposizione al fattore rischio costituito da difficoltà alla nascita o
impegno precoce o stuck baby. All’esame palpatorio osteopatico anche questi bambini risultavano portatori di disfunzione craniale.

Veniva pertanto indagata anamnesticamente la vulnerabilità nei primi anni di vita di alcuni organi e apparati che predittivamente potevano essere interessati dalla disfunzione craniale: apparato respiratorio per otiti, riniti, adenoiditi e ipertrofia tonsillare, bronchioliti, digerente
per reflusso gastroesofageo, apparato stomatognatico per mal occlusione e disturbi ATM, lingua e pavimento buccale per deglutizione atipica, disturbi del linguaggio, muscolatura estrinseca oculare, irritabilità, disturbi del sonno, disturbi dell’attenzione, ipereccitazione
motoria, cefalea.

I risultati preliminari emergenti dall’esame di questo gruppo di controllo naturale (bambini esposti all’identico fattore rischio inerente la nascita, con disfunzione cranica non trattata), ci hanno indotto a prospettare alla Divisione di ORL e al Servizio di Strabologia la possibilità di un supporto terapeutico costituito dal trattamento manipolativo osteopatico in affezioni di loro pertinenza: Otite media recidivante, disturbi della muscolatura estrinseca oculare4-10.

Vengono presentati :1 caso di strabismo convergente per paresi del retto esterno di ndd, in neonata di 4 mesi, 5 casi di OMR (otite media recidivante). La neonata con strabismo convergente è stata sottoposta a RM del cranio13. I bambini con otite catarrale recidivante
sono stati sottoposti ad esame audioimpedenzometrico prima e dopo trattamento osteopatico, esame Rx del cranio e r. cervicale14, e in un caso a TC del cranio per sospetto colesteatoma.

Tutti i bambini all’esame palpatorio osteopatico mostravano disfunzione cranica. La paziente con strabismo convergent5 ha effettuato trattamento osteopatico cranio sacrale e trattamento ortottico (bendaggio)15,16. I pazienti con otite catarrale recidivante avevano eseguito in precedenza i trattamenti prescritti dai colleghi ORL, senza beneficio. Sono stati sottoposti a trattamento osteopatico cranio-sacrale.

Risultati

Gruppo neonati
I bambini erano tutti di razza caucasica, 8 maschi (40%) e 12 femmine (60%). Tutti avevano in comune il dato anamnestico di difficoltà al momento del parto o nell’ultima fase della gravidanza. Trauma della nascita: cefalo ematoma 3, stiramento del plesso 2, frattura di clavicola 1. Tutti e 20 i neonati presentavano torcicollo 10 dx (50%) e 10 sin (50%) 12 asimmetrie craniofacciali, 2 facciali, modellamento parietale 1, plagiocefalia frontale 2, plagiocefalia posteriore 4, aumento diametro bi parietale 3. Gli esami ecografici dello SCM mostravano ematoma in fase di organizzazione1 e sostituzione fibroadiposa 117, ematomi recenti 4, struttura normale e simmetrica 8 casi, contratture asimmetriche con
aumento di spessore 2.

Gli esami RX, mostravano aumento del diametro biparietale in 3 casi, normalità in 14 casi, appiattimento del parietale unilaterale 1, lateroflessione cranica 1, ipoplasia fossa cranica posteriore 1. La diagnosi osteopatica di disfunzione cranica evidenziava: Compressione
cranica 7 (45%) Lateroflessione cranica 6 (30%) Strain laterale 3 (15%) Torsione cranica 3 (15%) Strain verticale 1 (5%).Tali dati sono in accordo con l’esperienza condotta dalla Sergueef nel 20061. Altre turbe posturali associate: metatarso addotto 2, deviazione rachide cervicale 2, esoforia 1, frattura clavicola 1, PTC 1,disturbi della marcia 3(sulle punte 1, in intrarotazione 2). Altri disturbi associati: vomito a getto 2, malattia da reflusso gastroesofageo 2, deficit d’attenzione 2, ipertrofia turbinati 2.

Alla fine del trattamento osteopatico il torcicollo era risolto in 19 casi, con ripresa della rotazione cervicale dal 95 al 100%. La plagiocefalia era migliorata in tutti i casi trattati e documentata nei 2 casi più severi dall’esame RX post-trattamento. In 1 caso in cui permaneva lieve atteggiamento di flessione laterale del collo, visibilità della plagiocefalia e predisposizione a episodi di otite ricorrente, verrà eseguito riesame del caso a noi pervenuto
all’età di 10 mesi da altro centro in cui era sottoposto a trattamento neuro riabilitativo.

Lo strabismo convergente si è risolto dopo due mesi di trattamento osteopatico e ortottico (bendaggio).

Conclusioni

L’asimmetria nel’infanzia è una diagnosi con un ampio spettro di caratteristiche che esprimono un’anomala forma di parti del corpo o di posture e movimenti scorretti che possono essere strutturate e/o funzionali con espressione localizzata o generalizzata. (van Viimmeren). Viene descritto in letteratura un aumento di queste alterazioni, dovuto alla posizione supina consigliata per dormire, al fine di prevenire la SIDS. Tuttavia altri autori descrivono la presenza di queste alterazioni alla nascita e trovano una stretta relazione con la storia della nascita stessa. In presenza di queste alterazioni alla nascita, l’abitudine di dormire supini può indurre plagiocefalia. La revisione della letteratura concorda nell’individuare il primo step di trattamento nei consigli per il corretto posizionamento a letto e durante il gioco,
e nella fisioterapia. Secondo l’esperienza portata in questo lavoro il trattamento cranio sacrale si mostra come un trattamento possibile e consigliabile, per la delicatezza del gesto e per l’outcome davvero notevole. Inoltre l’intervista anamnestica del gruppo di controllo, mostra come la presenza di disfunzione craniale sembri avere un ruolo di concausa in una certa vulnerabilità di alcuni organi e apparati nella prima infanzia. Tale vulnerabilità non sembra peraltro essersi verificata finora in 19 dei 20 neonati trattati con osteopatia cranio sacrale nei primi mesi di vita, e seguiti in follow-up.

Sotto questo riguardo, che andrà approfondito con ulteriori studi prospettici, il trattamento osteopatico acquisterebbe un plusvalore di Medicina preventiva nell’età dello sviluppo. Il fine del trattamento osteopatico infatti non è mai l’ottimizzazione della forma, ma l’ottimizzazione della funzione, in un approccio globale all’essere umano.

Bibliografia

1. Sergueef N, Nelson KE, Glonek T. Palpatory diagnosis of plagiocephaly. Complement Ther Clin Pract. 2006;12:101-10. Epub 2006 Mar 29.
2. Stellwagen L, Hubbard E, Chambers C, Jones KL. Torticollis, facial asymmetry
and plagiocephaly in normal newborns. Arch Dis Child. 2008 Apr
3. Peitsch WK, Keefer CH, LaBrie RA, Mulliken JB. Incidence of cranial
asymmetry in healthy newborns. Pediatrics. 2002;110:e72.
4. Philippi H, Faldum A, Jung T, Bergmann H, Bauer K, Gross D, Spranger
J. Patterns of postural asymmetry in infants: a standardized video-based
analysis. Eur J Pediatr. 2006;165:158-64. Epub 2005 Nov 10.
5. Pintal WJ, Kurtz ME. An integrated osteopathic treatment approach in
acute otitis media. J Am Osteopath Assoc. 1989;89:1139-41. .
6. Pratt-Harringthon D. Galbreath technique: a manipulative treatment for
otitis media revisited. J Am Osteopath Assoc. 2000;100:635-9.
7. Mills MV, Henley CE, Barnes LL, Carreiro JE, Degenhardt BF. The use of
osteopathic manipulative treatment as adjuvant therapy in children with
recurrent acute otitis media. Arch Pediatr Adolesc Med. 2003;157:861-6.
8. Degenhardt BF, Kuchera ML. Osteopathic evaluation and manipulative
treatment in reducing the morbidity of otitis media: a pilot study. J Am
Osteopath Assoc. 2006;106:327-34.
9. Orenstein. Study on recurrent otitis media: potential value vs actual
value of OMT. J Am Osteopath Assoc. 2007;107:278-9.
10. Galgano R. Hope for larger study on otitis media. J Am Osteopath Assoc.
2007;107:277-8.
11. Losee JE, Mason AC, Dudas J et al. Nonsynostotic occipital plagiocephaly:
factors impacting onset, treatment, and outcomes. Plast Reconstr.
Surg. 2007;119:1866-73.
12. Chen MM, Chang HC, Hsieh CF, Yen MF, Chen TH. Predictive model for
congenital muscular torticollis: analysis of 1021 infants with sonography.
Arch Phys Med Rehabil. 2005;86:2199-203.
13. Demer JL, Ortube MC, Engle EC, Thacker N. High-resolution magnetic
resonance imaging demonstrates abnormalities of motor nerves and
extraocular muscles in patients with neuropathic strabismus. J AAPOS.
2006;10:135-42.
14. Persing J, James H, Swanson J, Kattwinkel J. Prevention and management
of positional skull deformities in infants. American Academy of Pediatrics
Committee on Practice and Ambulatory Medicine, Section on Plastic Surgery
and Section on Neurological Surgery.” Pediatrics. 2003;112(1 Pt
1):199-202.
15. Morax S., “Oculo-motor disorders in craniofacial malformations.”, J Maxillofac
Surg. 1984;12:1-10.
16. Morax S, Pascal D, Barraco P. Significance of the “V” syndrome with double
“up shoot”. Insufficiency of the two superior oblique muscles in craniofacial
malformations. J Fr Ophtalmol. 1983;6:295-310.
17. Do TT., ”Congenital muscular torticollis: current concepts and review of
treatment.”, Curr Opin Pediatr. 2006;18:26-9.


DATE SEMINARI ANNO SCOLASTICO 2013/2014





lunedì 15 luglio 2013

INVITO 


L'invito alle giornate di presentazione della scuola OSCE è per tutti gli interessati a seguire un percorso formativo nel meraviglioso mondo dell'osteopatia ed acquisire una professione ricca di soddisfazioni

mercoledì 19 giugno 2013

TRATTAMENTO MANIPOLATIVO OSTEOPATICO

L’osteopatia usa l’OMT per fare diagnosi, per trattare e anche prevenire la malattia. L’OMT è una terapia non invasiva. Mentre la medicina manuale comunemente è associata con disturbi di tipo fisico, come la lombalgia, l'OMT può anche essere usato come supporto per differenti disturbi muscoloscheletrici legati a determinate patologie, come: asma, tunnel carpale, cefalea e dolori mestruali.
L'OMT può servire nei dolori muscolari associati a una patologia e può facilitare la guarigione favorendo il flusso sanguigno attraverso i tessuti. DIAGNOSI L'esame strutturale valuta la postura, la colonna vertebrale e l'equilibrio. Successivamente viene palpato il tronco e l'estremità.
Inoltre vengono controllate le articolazioni in relazione a restrizioni di movimento e/o di dolore durante il movimento. La densità di muscoli, tendini e legamenti, può evidenziare un problema.
Sempre attraverso la palpazione l'osteopata può individuare dei cambiamenti dello stato dei tessuti significativi di patologie. Al termine dell'esame strutturale, vengono integrate le suddette informazioni con l'anamnesi e l'esame fisico completo del paziente (esami strumentali e di laboratorio).
Conseguentemente si stabilisce il piano di trattamento. TRATTAMENTO Usando differenti tecniche manipolative, l'osteopata applica delle forze manuali alle zone del corpo disfunzionali per trattare le anormalità strutturali; quindi applica specifiche forze correttive per ridurre le restrizioni articolari e i disallineamenti. Manipolando questa rete di relazioni tra nervi, muscoli e ossa, l'osteopata può favorire le naturali tendenze del corpo verso la guarigione e mantenere una buona salute. In relazione al tipo di disturbo, il paziente può necessitare di più di un solo trattamento. L'OMT associato alla filosofia osteopatica di cura olistica, prevenzione e prontosoccorso, fanno dell'osteopatia una terapia unica”.
Il Trattamento Manipolativo Osteopatico secondo il General Osteopathic Council (Osteopathy in the United Kingdom): “Gli osteopati lavorano con le loro mani usando una vasta varietà di tecniche di trattamento. Queste possono includere delle tecniche sui tessuti molli, delle tecniche di mobilizazione articolare passiva oppure delle tecniche thrust ad alta velocità, finalizzate ad aumentar la mobilità e il range di movimento dell'articolazione. Le tecniche di rilasciamento dolce sono usate di frequente, in particolare quando l'osteopata tratta i bambini e i pazienti anziani. Questo permette al corpo di ritornare alla normale efficienza funzionale. Quando il paziente viene visitato per la prima volta, viene sottoposto a una raccolta anamnestica e a una esaminazione. L’osteopata esegue una semplice serie di movimenti. Di seguito l'osteopata usa uno sviluppato senso del tatto, chiamato palpazione, per identificare alcuni punti di debolezza (difetto) o di eccessiva sollecitazione del corpo.
Gli osteopati posso necessitare di ulteriori esami diagnostici come le radiografia e gli esami del sangue.
Questo permette di formulare una diagnosi e un appropriato piano di trattamento”.
Tecniche manipolative osteopatiche : Il bagaglio di tecniche, di cui l’osteopata si avvale per ripristinare la fisiologica funzionalità del sistema muscolo-scheletrico, comprende molteplici possibilità terapeutiche che consentono di proporre il trattamento più indicato al paziente in esame. I diversi tipi di tecniche correttive sono di seguito elencate.
Tecniche sui Tessuti Molli Tali procedure prevedono un lavoro di stetching lineare, stretching trasversale, profonde pressioni, trazioni, e/o separazione delle inserzioni muscolari). Queste tecniche possono precedere una tecnica in thrust oppure si possono utilizzare per il loro effetto meccanico, circolatorio (favoriscono il ritorno venoso e linfatico con effetto decongestionante sui tessuti), neurologico (azione sui propriocettori, meccanocettori, nocicettori di muscoli, cute e fasce). Trovano indicazione per l’effetto tonificante in esiti d’allettamento oppure per l’azione decontratturante nel trattamento dello sportivo.
Tecniche Articolatorie Come le precedenti, sono tecniche a forza estrinseca in cui è l’azione di un operatore ad effettuare la correzione. Questo tipo di procedura è in pratica un’estensione del test di mobilità a scopo diagnostico, si prefigge il recupero della fisiologica funzionalità articolare, simmetria di movimento e sollievo del paziente.Può anch’essa essere utilizzata in preparazione ad una tecnica ad alta velocità-bassa ampiezza.
Tecniche ad Energia Muscolare Utilizzano i principi neurofisiologici dell’innervazione reciproca e del sistema inibitore di Renshaw. Il primo stabilisce che la contrazione di un muscolo determina il proporzionale rilasciamento del suo antagonista. Il sistema inibitore di Renshaw presenta le seguenti caratteristiche: il neurite del motoneurone spinale emette, prima di lasciare le corna anteriori, neuroni collaterali che si pongono in giunzione sinaptica con particolari cellule nervose (di Renshaw) il cui neurite forma sinapsi inibitorie col soma cellulare del motoneurone stesso. Gli impulsi che partono dal motoneurone spinale determinano perciò un’autoinibizione ovviamente in modo parziale. Si tratta in ogni modo di tecniche a forza intrinseca, perché è l’organismo che dopo la contrazione ritrova una nuova condizione di equilibrio articolare.
Tecniche ad Alta Velocità-Bassa Ampiezza (Thrust) Sono tra le più note ed utilizzate in medicina manuale, forse le più spettacolari per il rumore che segue l’atto manipolativo, sicuramente le più delicate e meritevoli di cautela. Sono tecniche a forza estrinseca, che si consumano nello spazio parafisiologico, solitamente dirette contro barriera restrittiva, anche se alcuni autori sostengono di poterle utilizzare in direzione opposta alla barriera restrittiva. L’efficacia clinica sembra ascrivibile al ristabilirsi delle corrette informazioni nervose attraverso i recettori articolari; inoltre l’incremento della mobilità articolare si trascina un miglioramento dell’imbibizione articolare, attraverso il liquido sinoviale; ne beneficia, infine, il metabolismo tissutale.
Tecniche Funzionali (indirette) Definite a forza intrinseca utilizzano le potenzialità inerenti dell’organismo a scopo correttivo. La tecnica prevede la sommatoria dinamica dei “punti neutri” dell’articolazione nei diversi piani di movimento. L’ipotesi è di rimodulazione dell’attività muscolare che presiede e regola il movimento articolare. La tecnica funzionale si propone di riequilibrare il sistema di afferenze neuromuscolari.
Tecniche di Rilasciamento Miofasciale Sono una combinazione di tecniche a forza estrinseca ed intrinseca; si esercitano, infatti, trazioni e compressioni, mobilizzazioni contro barriera restrittiva oppure verso la barriera fisiologica; si ricerca il bilanciamento delle tensioni fasciali seguendo il movimento inerente del tessuto (è il risultato del ritmico cambiamento del tono muscolare, della pulsazione arteriosa e della variazione del relativo tono vasale, della respirazione e dalla forza inerente dell’Impulso Ritmico Cranico). In quest’esercizio terapeutico occorrerà considerare l’aspetto tridimensionale ed i rapporti anatomici del sistema muscolo-scheletrico con l’obiettivo di migliorare le afferenze provenienti da meccanocettori e propriocettori oltre, ovviamente, a ristabilire l’aspetto circolatorio.
Tecniche Craniosacrali Nascono dalle intuizioni del dott. William G. Sutherland che estende i principi del dott. Andrew Taylor Still alle articolazioni craniche. Attraverso la manipolazione delle ossa craniche e delle suture, si può ripristinare la funzionalità del Meccanismo Respiratorio Primario. Le correzioni si effettuano sia contro barriera restrittiva sia nella direzione opposta, oppure ricercando il punto di bilanciamento delle tensioni membranose. Nel bambino sono consigliate le tecniche dirette contro barriera restrittiva. Le tecniche craniosacrali sono peculiari dell’approccio osteopatico.
Tecniche Viscerali L'osteopatia in ambito viscerale prevede l'applicazione dei principi osteopatici nelle regioni del corpo di pertinenza dei visceri addominali e toracici. Attraverso la manipolazione viscerale si può valutare e trattare la mobilità dei visceri, la quale esprime e influenza la funzione del viscere stesso. Per quanto riguarda i visceri del torace e dell'addome, il rapporto struttura-funzione si esplica negli elementi di sostegno e di connessione, rappresentati dai derivati mesodermici: le sierose (pleura, pericardio e peritoneo). Quest'ultimi costituiscono i legamenti, le fasce e i mesi, i quali permettono il rapporto tra la parete delle cavità, rappresentata anche dallo scheletro, e i vari visceri. La tensione di queste membrane è in grado di condizionare la posizione, la mobilità e di conseguenza la funzione del viscere. La disfunzione somatica di origine viscerale, sia per i rapporti anatomici sia per i riflessi viscero-somatici, può influenzare la postura e la mobilità della struttura corporea, compresa la colonna vertebrale.
Tecniche Linfatiche Il sistema linfatico è conosciuto come il secondo sistema circolatorio del corpo umano e come il più importante integratore per tutti i fluidi corporei. Questo sistema è un sistema passivo il cui funzionamento può essere influenzato e alterato da forze estrinseche; in tal senso si sottolinea l’importanza del movimento e di un adeguato drenaggio della linfa. Il trattamento manipolativo osteopatico può condizionare il movimento che promuove le appropriate dinamiche dei fluidi.

sabato 8 giugno 2013

giornate di dissezioni anatomiche





Per chi pratica quotidianamente con questo complesso e meraviglioso sistema chiamato corpo umano nasce la necessità di comprendere con precisione su cosa e come mettere le mani. Le immagini uniplanari dei disegni o fotografie, per quanto la letteratura ne sia ricca, lasciano delle zone di ombra. 
In Italia per delle assurde leggi vigenti non è possibile studiare praticamente l’anatomia umana. Le dissezioni con utilizzo di cadaveri ai fini didattici non sono ammesse, quindi, nasce la necessità di “emigrare temporaneamente” all’estero per poter accrescere il proprio bagaglio culturale della conoscenza del corpo umano. 
La scuola di Osteopatia OSCE in collaborazione con la Scuola di EFEAC (Ecole de Formation et d’Evaluation Anatomo-Clinique) (www.efeac.fr) organizzano delle giornate di studio dell'anatomia strettamente correlata all'osteopatia.
Gli obiettivi di questo seminario sono quelli di incrementare le conoscenze del corpo umano e in modo specifico del tronco (osteomuscolare e viscerale) attraverso la dissezione di cadaveri. 
Il corso tenuto in francese prevede la traduzione in italiano.
Per ulteriori informazioni ed iscrizione www.spine-center.it


Per meglio conoscere l'Osteopatia

La Scuola di Osteopatia OSCE è lieta di invitarti il giorno 29 giugno 2013 al seminario " Il Trattamento viscerale osteopatico: indicazioni e limiti". L'evento rientra in una serie di incontri GRATUITI (Conoscere l'Osteopatia) rivolti a tutti coloro che desiderano affacciarsi, conoscere e confrontarsi con il mondo osteopatico, tramite la partecipazione di alcuni tra i migliori professionisti in campo nazionale.

giovedì 6 giugno 2013

dalla Letteratura a cura di Saverio Colonna Dir. OSCE


In questo lavoro, realizzato da un gruppo di lavoro di osteopati italiani, viene presa in considerazione la correlazione tra il sistema viscerale e precisamente il rene e la colonna lombare. Dai risultati si evince che nei lombalgici è presente una riduzione di mobilità del rene e con il trattamento osteopatico viscerale si migliori la mobilità del rene e contemporaneamente la sintomatologia nel breve termine della sintomatologia osteomuscolare.

J Bodyw Mov Ther. 2012 Jul; 16 (3) :381-91. doi: 10.1016/j.jbmt.2012.02.001. Epub 2012 Mar 3.

Low back pain and kidney mobility: local osteopathic fascial manipulation decreases pain perception and improves renal mobility.

Lombalgia e mobilità del rene: la manipolazione osteopatica fasciale locale diminuisce la percezione del dolore e migliora la mobilità renale.
Tozzi P, Bongiorno D, Vitturini C.

Centro di Ricerche olistiche per la Medicina Osteopatica e Naturale, CROMON, Via Pasquale Fiore 18, 00136 Roma, Italia. pt_osteopathy@yahoo.it

OBIETTIVI: a) calcolare e comparare mediante punteggio di mobilità renale (KMS) attraverso gli ultrasuoni in tempo reale (US) in individui asintomatici e con lombalgia (LBP); b) valutare l'effetto della manipolazione osteopatica fasciale (OFM), secondo la  tecnica di Still (ST) e l’unwinding fasciale (FU), sulla mobilità renale nelle persone con LBP non specifico; c) valutare se' e fino a che punto la percezione del dolore può variare nei pazienti con LBP dopo applicazione OFM.
METODI: 101 persone asintomatiche (F 30, M 71, età media 38.9 ± 8) sono state valutate con screening ecografico addominale. La distanza tra il polo renale superiore del rene destro e il pilastro diaframmatico omolaterale è stato calcolato sia dopo espirazione massimale (RDE) che inspirazione massima (RDI). La media dei rapporti di RDE-RDI fornisce un punteggio di Mobilità Rene (KMS) nel gruppo di persone asintomatiche. La stessa procedura è stata applicata a 140 partecipanti (F 66, M 74, età media 39,3 ± 8) che si lamentano di una lombalgia aspecifico: 109 dei quali sono stati assegnati in modo casuale al gruppo sperimentale e 31 nel gruppo di controllo. Per entrambi i gruppi, una differenza di valori RDE e RDI è stato calcolato (RD = RDE-RSI), prima (RD-T0) e dopo (RD-T1) che il trattamento è stato eseguito, per valutare la portata effettiva della mobilità renale destra.
VALUTAZIONE: una valutazione cieca di ogni paziente è stata effettuata usando uno screening ecografico. Entrambi i gruppi hanno compilato un breve questionario McGill Pain Assessment (SF-MPQ) del giorno di reclutamento (SF-MPQ T0), così come il terzo giorno dopo il trattamento (SF-MPQ T1). È stata eseguita una valutazione osteopatica della regione toraco-lombo-pelvico a tutti i partecipanti sperimentali, al fine di individuare specifiche aree di maggiore tensione miofasciale.
INTERVENTO: ogni individuo del gruppo sperimentale ha ricevuto OFM dallo stesso osteopata che aveva precedentemente eseguito la valutazione. Un finto trattamento è stato applicato al gruppo di controllo per la quantità di tempo equivalente.
RISULTATI: a) il risultato del  test ANOVA fattoriale ha evidenziato una differenza significativa (p-value <0,05) tra KMS in individui asintomatici (1.92 mm, std. Dev. 1.14) rispetto ai risultati in pazienti con LBP (1.52 mm, std. Dev. 0,79); b) il test di ANOVA a misure ripetute ha mostrato una differenza significativa (p <0,0001) tra i valori pre e post-RD del gruppo sperimentale rispetto a quelle trovate nel controllo; c) una differenza significativa (p-value <0,0001) tra i risultati  del pre e post-SF-MPQ è stato riscontrato nel gruppo sperimentale rispetto a quelli ottenuti nel controllo.
CONCLUSIONI: le persone con LBP non specifico presentano una gamma ridotta di mobilità renale rispetto a soggetti asintomatici. La manipolazione osteopatica risulta essere un approccio manuale efficace al miglioramento della mobilità del rene e alla riduzione della percezione del dolore nel breve termine, in soggetti con LBP non specifico.